Progetto3dc presenta 33giri

Questo progetto è sempre stato in fieri (o come si direbbe oggi un work in progress) e probabilmente continuerà ad esserlo finchè non cesserà di esistere.

Tale condizione fa sì che le contaminazioni non manchino, ecco dunque che oggi voglio presentarvi 33giri.

Si tratta di una nuova trasmissione di Radio Gazzarra, che come questo blog parla di noi trentenni.

L’invito è di sentire la prima puntata e, magari, condividere qui le vostre impressioni.

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30 anni, estate, concerti e ansia

Questa calda estate è ormai iniziata  e così si è aperta la stagione delle giornate passate all’aperto, degli aperitivi in spiaggia ma soprattutto, per chi come me ama la musica, dei concerti nelle arene estive. Il calendario di questo genere di appuntamenti è solitamente concentrato e molto allettante.

Un tempo accoglievo con gioia e tripudio la pubblicazione di questi eventi e mi precipitavo ad acquistare i biglietti per essere certa di non perdermene neanche uno. Oggi invece vivo questo momento con tantissima ansia. Nonostante continui ad essere un’amante della musica dal vivo, non riesco più a vivere liberamente questi momenti come qualche anno fa.

Innanzitutto il problema che si pone è di natura economica, se un tempo infatti stando a casa con mamma e papà potevo permettermi di investire tutti i miei denari in vestiti, serate, vacanze e svaghi vari oggi decidere di investire 50€ in un concerto è già impegnativo se poi lo si moltiplica per 5/10 eventi diventa proibitivo (purtroppo!).

A questo punto occorre mettersi a tavolino e scegliere, operazione che già di per sé smorza incredibilmente l’entusiasmo. Ma per fortuna la vecchiaia ci aiuta a scremare una buona parte delle opzioni. Recentemente ricordavo infatti con degli amici quando qualche estate fa decidemmo di punto in bianco di andare ad un concerto fuori Genova incuranti del fatto che fosse giovedì sera. Fin qui non ci sarebbe nulla di troppo strano, se non fosse che quella sera (ormai mattina) siamo tornati alle 6.30 e nel mio caso la sveglia suonava alle 7.50 per andare a lavorare! Da brava 26enne all’epoca mi alzai senza troppi problemi, se mi succedesse oggi avrei bisogno di almeno un paio di giorni per riprendermi. Ergo oggi prima di andare ad un concerto infrasettimanale ci penso molto molto attentamente.

Penserete che ormai i problemi siano finiti e che io non possa più avere motivi per vivere con ansia un concerto e invece no. Anzi l’ultimo fattore è quello che più mi turba da un paio d’anni a questa parte: il pubblico! Quando ero giovane infatti notavo sempre con un certo disgusto quelli che ritenevo troppo avanti con gli anni per essere lì e quindi ora ho sempre l’ansia di essere percepita come quella che vuol fare la giovane. Sia ben chiaro non sono matusalemme e anzi sovente mi danno qualche anno in meno, nel dubbio però evito comunque le prime file e gli artisti che penso possano attrarre i pivets!

Le voci dei trentenni

Nell’ultimo post vi ho parlato della web serie firmata I Trentenni, ebbene sono finalmente riuscita a vedere qualche episodio e uno mi ha colpito al punto da volerlo segnalare.

Si intitola Essere Trentenni e raccoglie diverse testimonianze, che è poi quello che nel mio piccolo vorrei fare anch’io attraverso questo blog.

Guardatelo e se vi va ditemi cosa ne pensate e con chi vi riconoscete di più.

 

 

 

Una canzone per misurare l’inflazione

Mentre ero in viaggio dall’altra parte del mondo il mio fidato ipod mi ha proposto un grande classico della mia generazione. Si tratta ancora una volta di Max Pezzali e il brano in questione è Con un Deca. Sarà forse che ero reduce dal gran dibattito pro/contro euro delle elezioni europee, ma non ho potuto fare a meno di fare una riflessione.

Gli 883 parlavano infatti di come alla fine degli anni Novanta con 10.000 lire non si riuscisse a fare quasi nulla ed oggi a 20 anni di distanza lo stesso vale per 10 euro. I più attenti ricorderanno invece che il cambio lira-euro era fissato a circa 2.000 lire perciò, se ci si ferma a pensare, l’involontaria equazione che la canzone suggerisce non dovrebbe esistere.

Lungi da me voler fare un trattato di economia antieuropeista da una canzone pop della mia adolescenza, tuttavia penso che sia un’ironica e un po’ amara coincidenza e per questo ho voluto condividerla con voi.

La famiglia surrogato dei trentenni

Di orologio biologico, matrimonio e affini ho già avuto modo di parlare circa un anno fa. Oggi vorrei però tornare sull’argomento perché qualche settimana fa una delle mie più care amiche mi ha sorpreso dicendomi

Siamo la generazione della famiglia surrogato!

Naturalmente sono rimasta un po’ spiazzata ma sviscerando con lei il concetto mi è sorto il dubbio che potesse avere ragione. Intorno a noi infatti un numero crescente di trentenni sembra rifuggere ogni forma di famiglia in senso convenzionale, preferendo altre forme di impegno.

Per dirla in termini più concreti la mia amica si stupiva della quantità di coppie che, ad esempio, non volendo avere figli decidono di prendere un cane. Quello che sorprende non è la scelta in sé quanto il termine di paragone. Spesso accade infatti che le coppie in questione specifichino che il cane sia sostitutivo di un eventuale figlio. Ecco quindi come nasce l’idea di famiglia surrogato.

Personalmente trovo che sia un fenomeno sociologicamente molto interessante, non soltanto perché estremamente diffuso ma perché credo sia il sintomo di qualcosa di più profondo, che talvolta è oscuro alle stesse persone che compiono determinate scelte. Forse si tratta di paura, legata alla situazione economica, o forse di una moda per cui se non si va in qualche maniera contro alla tradizione non si è abbastanza cool.

Io come al solito non ho alcuna risposta ma soltanto curiosità e forse un briciolo di perplessità, se qualcuno si riconosce in quanto descritto sarebbe carino lasciasse un commento.

I trentenni e la Generazione Erasmus

Nel suo discorso di insediamento Renzi ha citato la generazione Erasmus, espressione che credo in molti avrà suscitato delle domande. Cosa si intende infatti con questo termine?

Ad alcuni forse sarà venuto in mente il celebre film l’Appartamento Spagnolo ma credo che l’attuale premier si riferisse ad altro.

Ho così scoperto il saggio di Francesco Cappè, che è immediatamente entrato nella mia lista dei libri da leggere.

Come buona parte dei miei coetanei anch’io nel mio percorso di studi ho fatto l’Erasmus e posso senza dubbio dire che è un’esperienza che mi ha segnato profondamente. Tuttavia non mi sono mai fermata a pensare all’impatto socio-politico di tale progetto.

Inizio quindi a pensare a tutti quelli che conosco che hanno fatto questa o altre esperienze in Europa, quanti di loro sono riusciti a farne qualcosa di più di un’esperienza personale?

Le statistiche ufficiali parlano di circa 200mila italiani che hanno partecipato all’Erasmus tra la fine degli anni ’90 e 2000. Non sono numeri trascurabili eppure si stenta ad individuarne le conseguenze a livello sociale.

In attesa di leggere Generazione Erasmus: l’Italia dalle nuove idee, mi piacerebbe conoscere le vostre opinioni. Lasciate un commento, raccontando la vostra esperienza.