Siamo la generazione del riciclo

La scorsa settimana ero a casa di un’amica per uno swap party e ad un certo punto mi sono fermata a riflettere su come sia molto diffuso tra i miei coetanei il riutilizzo delle cose vecchie. Mi sembra infatti che tra i più giovani non ci sia questo genere di abitudini. Non penso infatti che si tratti di un fattore crisi bensì di un fenomeno di costume, per non dire culturale.

Se infatti ripenso a quando ero adolescente andava di moda acquistare in negozi o mercatini dell’usato, che ora sembrano invece essere in estinzione. Non solo ma i pochi che sono sopravvissuti, cambiando spesso denominazione in vintage, sono per lo più frequentati da miei coetanei. Ecco dunque che torna ad essere probabilmente una questione generazionale.

Si pensava che noi figli degli anni Ottanta fossimo l’emblema del consumismo e ci scopriamo invece essere tra i pochi sostenitori del riutilizzo. I più capaci si dedicano al riciclo creativo facendo quindi incontrare l’ecosostenibilità con la creatività, creando oggetti unici e alimentando nuove nicchie di mercato.

Come al solito non vale per tutti: ci sono molti trentenni che non metterebbero mai un abito vintage o che ai tempi della scuola compravano solo libri nuovi, così come ci saranno sicuramente giovani che amano frugare tra le bancarelle dell’usato in cerca di affari. Tuttavia credo che certe abitudini, che spesso diamo per scontate, riflettano valori importanti e quindi valga ogni tanto la pena di fermarsi a riflettere.

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