Orologio biologico o sociale?

In Italia oggigiorno l’età media in cui ci si sposa per la prima volta è circa 32 anni. Non si tratta quindi di una leggenda metropolitana quando, magari scherzando, si dice che con i 30 inizia la stagione dei matrimoni. Come non mi stancherò mai di ripetere, questo ovviamente non vale per tutti, d’altra parte la maggior parte di noi ha potuto sperimentare l’incredibile coincidenza per cui arrivati ad una certa età ogni anno si viene invitati ad almeno un matrimonio.

Viene allora spontaneo chiedersi cosa scatta nelle persone. La risposta più ovvia e spontanea è: l’orologio biologico. 

Ma siamo sicuri che di quello si tratti? Ho chiesto alle persone che hanno partecipato al progetto cosa pensassero a riguardo e sono rimasta sorpresa dall’omogeneità delle loro risposte. Tutti in qualche modo avvertono intorno a loro stessi questa sorta di pressione, ma alla domanda diretta rispondono di non sentirsi condizionati dall’orologio biologico.

Il mio dubbio nasce quindi da questa risposta, mi chiedo infatti se abbia ancora senso parlare di orologio biologico o non sia meglio definirlo sociale? 

A suffragare questa ipotesi c’è stata una ragazza che, durante l’intervista, ha dichiarato come oggigiorno a 35 anni ci voglia più coraggio a non farlo un figlio piuttosto che lasciarsi condizionare e averlo senza ponderare realmente.

Tuttavia poi la maggior parte degli intervistati, uomini compresi,  ha confessato di avere paura di non avere più l’energia e l’entusiasmo sufficienti per formarsi una famiglia andando avanti, magari dopo i 40 anni.

Siamo allora così sicuri che dentro di noi non batta l’orologio biologico o ci nascondiamo dietro la società per giustificare il desiderio di matrimonio e famiglia?

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