A 30 anni chi sono i patetici?

Prima di proseguire sul tema del lavoro, che certamente è stato uno dei temi più trattati e approfonditi nel corso delle interviste, vorrei aprire una piccola parentesi su un aspetto più socio-relazionale

Molte persone intorno a me, non soltanto quelle che hanno partecipato a questo progetto, rilevano spesso come a 30 anni si sia più consapevoli di sé, di ciò che si è. Questo ovviamente ha delle implicazioni fortissime su tutti gli aspetti della vita, ma si manifesta con maggiore evidenza nell’ambito relazionale e quindi nella sfera affettiva. 

Non voglio però ancora trattare l’argomento dei rapporti di coppia o familiari, bensì cercare di analizzare un aspetto decisamente più piccolo, che è inversamente connesso con la maggiore consapevolezza di sé  e che mi colpisce sempre più spesso: il presenzialismo.

Ora mi spiego meglio: le persone che ritengono di aver acquisito una maggiore consapevolezza di sé nel passaggio dai 20 ai 30, spesso sottolineano come questo li abbia portati ad essere più selettivi. In particolare questa selezione avviene nell’ambito del tempo libero, perché si cerca di usare il proprio tempo pensando più alla qualità che non alla quantità. Ciò non significa che si svolgano solo attività di un certo tipo -è importante non fraintendere- la qualità è assolutamente determinata a livello soggettivo. Il punto cruciale infatti non è nel cosa si fa ma nell’atteggiamento che sta alla base delle proprie scelte.

Se infatti a 20 anni, si è ancora vittime di un pensiero adolescenziale, che spesso ci porta ad essere sempre presenti agli eventi del nostro gruppo di riferimento  e non dire mai di no agli inviti degli amici, avvicinandosi ai 30 ci si affranca da questa mentalità, proprio grazie alla maggiore consapevolezza e sicurezza di sé che si acquisisce.

Non si tratta certo di uno scoop, tuttavia se non ci si ferma alla superficie si può cogliere come tale cambiamento determini un cambio -mi permetto di dire un’evoluzione- del sistema valoriale non da poco.  

L’argomento diventa ancora più interessante se si guarda il rovescio della medaglia. Vi sarà certamente capitato di incontrare o conoscere persone che non si sono arrese al passare degli anni, che inneggiano al grido di “I 30 sono i nuovi 20” e che sono passate senza soluzione di continuità da un decennio all’altro senza modificare le proprie abitudini. 

Naturalmente -come ripeto ogni volta- ciascuno vive la propria vita come meglio ritiene. Nel mio piccolo voglio invitarvi a riflettere su questo aspetto e, magari, a condividere le vostre opinioni. Non esiste giusto o sbagliato ma vorrei conoscere il vostro punto di vista.

Pensate che sia nell’ordine delle cose cambiare le proprie abitudini passando dai 20 ai 30? Ritenete invece che non ci sia grande differenza tra le due fasce d’età? Ma soprattutto cosa pensate della “fazione opposta”? 

Capita di frequente infatti sentire definire come patetici coloro che sostengono la posizione opposta alla propria. Ecco dunque che per gli uni i presenzialisti sono patetici perché visti come gli eterni peter pan mentre per gli altri i trentenni che escono meno sono dei patetici matusa. Voi come vi collocate?

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